editoriale patris corde novate

San Giuseppe • “Il mondo ha bisogno di padri”, non padroni ma custodi

Il Papa ha indetto un Anno speciale di San Giuseppe, “al fine di perpetuare l’affidamento di tutta la Chiesa al potentissimo patrocinio del Custode di Gesù”.
Accanto al decreto di indizione dell’Anno speciale, il Papa ha pubblicato la Lettera apostolica “Patris corde – Con cuore di Padre”.

 

San Giuseppe ha espresso concretamente la sua paternità “nell’aver fatto della sua vita un’oblazione di sé nell’amore posto a servizio del Messia”.

 

“La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù”. “Il mondo – dice Papa Francesco – ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione”.

 

Padri si diventa o perché ti nasce un figlio o perché ti nominano parroco. Ma non basta. Ci vuole una vita, e forse non basta, a inseguire una paternità modellata su quella del Padre che è nei cieli. Sull’esempio di San Giuseppe, diventare padri “con cuore di Padre” può significare diventare custodi, custodi e non truppe di occupazione.

 

La parola “custodia” evoca la percezione che l’altro è abitato, che le cose sono abitate, che un mistero le fa sacre.
Non padroni, ma custodi sì. “Sono forse io il custode di mio fratello?”. Così Caino a Dio che gli chiedeva: “Dov’è Abele tuo fratello?”.
“Sono forse io il custode di mio fratello?”. Il male – forse uno dei mali più grandi – viene da qui: dal non sentirci più custodi.
E se ritornassimo a guardare, come un padre, ogni cosa, ogni persona, a guardarla come creatura che ci è affidata, che ci riguarda, che ha un legame con noi? Se ritornassimo a educare a questo sguardo su persone e su cose? Sì, è uno sguardo.

 

“Non si può amare un bosco, se lo si vede solo come una fabbrica di ossigeno” – diceva in una sua intervista anni fa il regista Ermanno Olmi -. “L’amore nasce da un rapporto diretto e c’è un solo modo per conoscere la foresta: inginocchiarsi e guardarla da vicino”. C’è solo un modo per conoscere Dio, per conoscere una persona, una città… “inginocchiarsi e guardarli da vicino”.

 

Don Maurizio

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