«Ogni vita merita di essere custodita»

«Al di là di ogni illusione di onnipotenza e autosufficienza, la pandemia ha messo in luce numerose fragilità a livello personale, comunitario e sociale. Non si è trattato quasi mai di fenomeni nuovi; ne emerge però con rinnovata consapevolezza l’evidenza che la vita ha bisogno di essere custodita». Si apre così il messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 44ª Giornata nazionale per la vita (6 febbraio), intitolato «Custodire ogni vita. “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15)».

 

Richiamando le parole del Papa («nessuno si salva da solo, ci si può salvare unicamente insieme»), i vescovi affermano: «Ciascuno ha bisogno che qualcun altro si prenda cura di lui, che custodisca la sua vita dal male, dal bisogno, dalla solitudine, dalla disperazione». Le «categorie più deboli», che maggiormente hanno sofferto per la pandemia, sono «nuove generazioni e anziani». Le prime «hanno subito importanti contraccolpi psicologici» e «non riescono tuttora a guardare con fiducia al proprio futuro». Tra i secondi «vittime in gran numero del Covid-19», non pochi ancora oggi «in una condizione di solitudine e paura», faticano a «ristabilire relazioni aperte con gli altri».

 

Il messaggio si sofferma inoltre sull’acuirsi delle fragilità sociali con l’aumento delle famiglie in povertà assoluta, della disoccupazione, della conflittualità domestica. Il pensiero va anche ai «popoli poveri», ancora scarsamente vaccinati. Dai vescovi la gratitudine alle «moltissime persone si sono impegnate a custodire ogni vita, sia nell’esercizio della professione, sia nelle diverse espressioni del volontariato, sia nelle forme semplici del vicinato solidale. Alcuni hanno pagato un prezzo molto alto per la loro generosa dedizione».

 

Di fronte alla pandemia, tuttavia, «non sono mancate manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti». «Molto spesso – osservano i vescovi – si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione».

 

Anche la riaffermazione del «diritto all’aborto» e «la prospettiva di un referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente vanno nella medesima direzione». Il vero diritto da rivendicare «è quello che ogni vita, terminale o nascente, sia adeguatamente custodita. Mettere termine a un’esistenza non è mai una vittoria, né della libertà, né dell’umanità, né della democrazia: è quasi sempre il tragico esito di persone lasciate sole con i loro problemi e la loro disperazione. La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita è quella della custodia».  (tratto dal portale della Chiesa di Milano)

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