«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21)

Con la Domenica delle Palme la Chiesa ci conduce sulla soglia della più importante settimana dell’anno, quella che la nostra liturgia ambrosiana chiama “Settimana Autentica”. Negli antichi documenti della liturgia ambrosiana la settimana santa è chiamata settimana «autentica», quasi a voler dire che è la «vera» settimana dell’anno liturgico, la settimana eminente fra tutte le altre, proprio perché in essa il credente è chiamato a ripercorrere il mistero pasquale di Cristo che per la nostra salvezza soffre, muore e risorge.

 

Di fronte alla violenza fisica, alla corruzione morale, alle tante vittime innocenti, forse cresce in noi un pesante interrogativo: di fronte al male, nelle sue varie forme, che fare?

 

Siamo presi tante volte da un sentimento di impotenza e frustrazione. Un dubbio radicale si fa strada: forse non ci si può far niente! E cominciamo a pensare all’ineluttabilità del male. Niente potrà mai cambiare. Eppure, nel Vangelo, Cristo ci mostra una forza invincibile: l’onnipotenza del suo amore!

 

Nella Pasqua la vita è più forte della morte, ma la vita, per essere più forte della morte, deve essere una vita nutrita d’amore, nella quale si ama e si accetta di essere amati. Perché solo l’amore è degno di sconfiggere la morte e va oltre la morte.

 

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita se amiamo i fratelli!» (1 Gv 3,14). La nostra carità ha una radice pasquale ineludibile. Ovunque siamo, instancabilmente il Risorto ci raggiunge e ci invia. E poco a poco, il fuoco della carità di persona in persona, si propaga, si diffonde e vince ogni male!

 

Entriamo nel cuore, nel nucleo di tutta la vita cristiana, aiutati da una pagina tratta dall’Esortazione Apostolica “Evangellii Gaudium”, di Papa Francesco e chiediamo al Signore “che ci faccia comprendere la legge dell’amore” che lui ci ha mostrato con la sua vita.

 

“All’interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre! Nel quartiere, nel posto di lavoro, quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani! La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica. Inoltre, alcuni smettono di vivere un’appartenenza cordiale alla Chiesa per alimentare uno spirito di contesa. Più che appartenere alla Chiesa intera, con la sua ricca varietà, appartengono a questo o quel gruppo che si sente differente o speciale.

 

Il mondo è lacerato dalle guerre e dalla violenza, o ferito da un diffuso individualismo che divide gli esseri umani e li pone l’uno contro l’altro ad inseguire il proprio benessere. In vari Paesi risorgono conflitti e vecchie divisioni che si credevano in parte superate. Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). È quello che ha chiesto con intensa preghiera Gesù al Padre: «Siano una sola cosa … in noi … perché il mondo creda» (Gv 17,21). Attenzione alla tentazione dell’invidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti.

 

A coloro che sono feriti da antiche divisioni risulta difficile accettare che li esortiamo al perdono e alla riconciliazione, perché pensano che ignoriamo il loro dolore o pretendiamo di far perdere loro memoria e ideali. Ma se vedono la testimonianza di comunità autenticamente fraterne e riconciliate, questa è sempre una luce che attrae. Perciò mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunità cristiane, e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?

 

Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere la legge dell’amore. Che buona cosa è avere questa legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di là di tutto! Sì, al di là di tutto! A ciascuno di noi è diretta l’esortazione paolina: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21). E ancora: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9). Tutti abbiamo simpatie ed antipatie, e forse proprio in questo momento siamo arrabbiati con qualcuno. Diciamo almeno al Signore: “Signore, sono arrabbiato con questo, con quella. Ti prego per lui e per lei”. Pregare per la persona con cui siamo irritati è un bel passo verso l’amore, ed è un atto di evangelizzazione. Facciamolo oggi! Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno!”.

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