don marcello grassi novate

S. Messa: saluto a don Marcello

Come sacerdote che ha già vissuto, per quattro volte, l’esperienza del trasferimento da una comunità a un’altra, da quando noi tre abbiamo condiviso la notizia del tuo trasferimento mi sono spesso ritrovato a pensare cosa provavi nel tuo cuore, mentre stavi con le persone con cui avevi percorso un tratto di strada, con cui avevi condiviso tanti momenti. Immagino che le osservavi e pensavi che per te era uno degli ultimi momenti con loro; non saresti stato più con loro e non avresti avuto modo di seguire, per quanto ne sei capace, i loro cammini.

 

In questi giorni mi sono tornate alla mente le parole che il Card. Van Thuan sentì rivolte a sé, che tanto mi  hanno aiutato in momenti come questo: « Sono io (Dio) colui che segui e non la mia opera! Se lo voglio mi consegnerai il compito affidato. Poco importa chi prenderà il tuo posto; è affar mio. Devi scegliere Me!». Le persone che il Signore ci ha fatto incontrare, che ci ha affidato (a cui siamo anche stati affidati) sono in mano Sua: nelle mani più sicure; con loro c’è Lui, poco importa che ci siamo noi.

 

È così: un prete va ma Lui rimane sempre. È ciò che conta. Da una comunità si passa ad un’altra e trovi sempre e comunque Lui, da amare e servire nelle persone che incontri. Lui sempre e comunque, perché in Lui ci ritroviamo tutti, anche se geograficamente distanti.

 

Siamo qui in tanti a esprimere il nostro “Grazie”. Penso che per don Marcello sia consolante sentire il nostro caloroso affetto.

 

Ma perché questo “grazie” sia vero, è importante che ci siate sempre, anche le altre domeniche: a cercare Lui.  È importante esserci per Lui.

 

È Lui “il pane vivo” che don Marcello ha indicato e consegnato in questi anni trascorsi tra noi: «Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso».

 

Il più bel “grazie” non è quello di oggi, anche se lo sentiamo necessario per l’affetto che ci lega. Il più bel “grazie” sarà quello che eleveremo nel proseguo della nostra vita, quando ci ritroveremo a dire ad altri:« «Io ho ricevuto dal Signore, anche grazie a don Marcello,  quello che a mia volta vi ho trasmesso».  Perché uno dei più grandi fallimenti per un prete, sarebbe quello di rendersi conto di aver legato la gente a sé, ma non a Gesù Cristo.

 

Viceversa, motivo di gioia per lui è sapere che le persone con cui ha vissuto rimangono unite a Gesù Cristo, perché lo erano per davvero anche prima; poter pensare di essere stato strumento attraverso cui lo Spirito santo ha condotto altri all’incontro con il Signore Gesù.

 

Personalmente sono certo dell’impegno di don Marcello ad essere strumento docile del Signore. Insieme, con la parola e la testimonianza di vita, abbiamo cercato di annunciare il Vangelo di Cristo.

 

Diceva don Carlo Faccendini alla gente durante i tre giorni di preparazione al mio ingresso da parroco a Milano: è  bello per me questa sera vedere i vostri tre preti insieme. Io credo che se facessero un  po’ avanti e indietro per le strade della parrocchia a parlare insieme, a sorridere insieme, a discutere insieme, a salutare insieme la gente darebbero una testimonianza straordinaria. Perché quella comunione è decisiva nell’esercizio del ministero. Quindi la comunione con il Vescovo, ma anche quella comunione tra noi preti che è fatta anche di simpatia, di cordialità, di accordo, di intesa, di confronto, di amicizia affettuosa, simpatica e bella. È bello vedere i preti che stanno bene insieme; magari molto diversi tra loro, ma insieme.

 

Abbiamo cercato di annunciare il Vangelo anche così: nello stile della fraternità.

 

Se lo abbiamo fatto bene o siamo stati mancanti, lo sa il Signore.

 

Da parte mia ti ringrazio per ogni momento che abbiamo condiviso, per l’aiuto che mi hai dato, per l’affetto, l’amicizia che mi hai dimostrato con i fatti.

 

Sappiamo di aver vissuto anche qualche fatica, ma la ricerca del bene, fra noi e della comunità, ha sempre avuto l’ultima parola. Per questo sono sicuro che anche là dove il Vescovo ti ha chiesto di annunciare il Vangelo, sarai strumento buono. E questo, per me, è motivo di gioia.

 

Ti chiedo perdono se ho mancato nei tuoi confronti, se qualche volta non sono stato all’altezza delle tue aspettative. Ma, pensandoci bene, se non fossi “imperfetto” tu sareste altrove già da tempo.

 

Carissimo don Marcello, è vero che tu sei prete perché il Signore ti ha chiamato, ma non dimenticare mai che questa comunità ti ha aiutato a crescere e maturare la tua vocazione: lo hai imparato dai confratelli nel sacerdozio, dagli adulti, dagli anziani e dagli ammalati, dai bisognosi, da coloro che in tutti questi anni sono stati collaboratori; lo hai imparato stando con i giovani, i ragazzi, i bambini.

 

Se è vero che sei stato strumento per tutti nelle mani del Signore, è vero che tutti costoro lo sono stati in mano Sua nei tuoi confronti: in modi diversi, tutti, guidati dallo Spirito, siamo “umili” operai nella Vigna del Signore.

 

Rendiamo grazie perché lo Spirito ci ha fatti gli uni per gli altri strumenti di grazia, nel tratto di strada che abbiamo percorso insieme in questa parte della “Vigna del Signore” che è la comunità cristiana di Novate.

 

Lo dico di nuovo: grazie. Soprattutto insieme lo diciamo al Signore.

 

La tristezza del distacco potrebbe indurre al rimpianto.

 

Invece è il rendimento di grazie al Signore che deve dominare il nostro cuore per il bene che ci ha donato e di cui ci ha fatto vicendevole tramite.

 

Celebrare insieme l’Eucaristia è il rendimento di grazie più bello che possiamo offrire al Signore e, nella comunione con Lui, gli uni agli altri: Nulla potrà mai separarci dall’amore di Cristo.

 

Nulla potrà mai separarci nell’amore di Cristo.
Prosegui con fiducia il cammino che ti attende.

 

Grazie don Marcello

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