Le cinque direzioni del rispetto (pt. 2)

«Mi piace pensare alla quaresima anche come un aiuto per “tornare umani”.»

 

Così scrivevo la scorsa settimana proponendovi una prima riflessione sulla parola “rispetto”.

 

Dopo aver riflettuto sul rispetto per sé, Vi invito ora a un ulteriore approfondimento, sempre sperando di aiutare il cammino spirituale e umano di ognuno.

 

 

Rispetto per l’altro

 

«Pensandoci unici, possiamo accoglie­re l’altro nella sua unicità. Si può essere di ispirazione, ma non essere la misura dell’altro. Vivere la nostra unicità fidan­dosi dell’accoglienza della diversità. Non sentirsi arrivati, ma andare verso l’altro con amore e abbandono, senza pretese. Occupiamoci della qualità del cammino (solo camminando mi rendo conto dove sbaglio), senza guardare soltanto ai risulta­ti: a volte fare passi indietro libera perché è umano».

 

«E se qualcuno ci tratta male? Si risponde con il silenzio. Avere compassione, verso  chi ci sta facendo male, è nobile. Essen­do tutti interconnessi, la comprensione, l’amore e il rispetto ci fanno maturare ed elevare. Va criticato l’errore dell’altro, non l’altro come persona».

 

 

Rispetto per la comunità

 

«Mi sento rispettato quando c’è una rela­zione, la presenza di una richiesta dell’al­tro: la fiducia nell’altro porta al rispetto, la fiducia è data da come stiamo insieme. É necessaria la convivenza per conoscersi; per questo è importante fare pratica di vita condivisa. Perché il rispetto nasce dal­la fiducia, la fiducia nasce dai gesti e dalla qualità delle relazioni e dalla conoscenza. Ci possono aiutare sette passaggi (richia­mati anche da Nelson Mandela) per vivere il rispetto in comunità: sincerità, onestà, semplicità, umiltà, generosità genuina, prontezza ad aiutare e assenza di vanità.

 

Setacciamo allora la nostra esistenza per vedere cosa mi fa rispettare la vita condivi­sa: la mia opera deve portare pace, e deve portare parità agli altri, condividendo ogni privilegio. Non aspettare sempre il leader che agisca: ognuno di noi è chiamato ad essere corresponsabile».

 

(Paolo Costa, Incontro con Wolfgang Fasser)

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