La visita natalizia alle famiglie

La visita Natalizia alle Famiglie                                                                                                         

un segno, un’immagine, una benedizione

 

Con la prossima settimana noi sacerdoti torniamo a visitare, almeno una parte, le famiglie delle nostre parrocchie. Parrocchie che, insieme, danno origine alla comunità pastorale “discepoli di Emmaus”.

 

 È innanzitutto un segno.

Segno che dice vicinanza e condivisione della vita delle persone e delle famiglie là dove essa si svolge quotidianamente.

Segno che parla di una presenza – quella del Padre – che non viene mai meno, anche nelle situazioni più difficili e tribolate.

Segno che vorrebbe dire anche di più: vorrebbe parlare di come la Chiesa si fa vicina a tutti, anche ai più indifferenti e lontani; di come la Chiesa vorrebbe essere missionaria.

 

 È ancora – questa visita alle famiglie – un’ immagine.

Immagine di come le relazioni tra le persone oggi domandano che usciamo di casa, che andiamo incontro, che ci facciamo prossimi agli altri.

Immagine di come, nelle nostre case e anche nelle nostre chiese, non bastino più i rapporti consolidati, magari un po’ impigriti e aridi, ma siano necessarie nuove presenze e nuove disponibilità.

Immagine, soprattutto, di Colui che è “disceso dal cielo” e ha posto la sua tenda tra le nostre case, per essere l’Emmanuele, Dio-con-noi.

 

 È infine – la visita alle famiglie – una benedizione.

La porta il sacerdote. Ma il sacerdote è un ministro; porta Cristo.

L’acqua con cui benedice non è magica. Dà un frutto spirituale, quando uno l’accoglie nella fede, nella preghiera. Rinnova l’anima, quando conduce al sacramento del perdono e alla mensa dell’Eucaristia.

Il sacerdote visita le famiglie e porta la benedizione del Signore. La visita si completa quando una famiglia ripercorre i passi verso la Chiesa, domanda e accoglie il perdono, si accosta all’Eucaristia, riscopre nella comunità il volto dei fratelli. Allora è Natale.

 

 

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