In cerca di gentilezza

Il nostro Arcivescovo Mario, nel discorso alla città lo scorso dicembre, festa di S. Ambrogio, dal titolo: «… con gentilezza – Virtù e stile per il bene comune» dice:

 

«L’esercizio della responsabilità richiede molte virtù: l’onestà, il discernimento, la prudenza, la fortezza, la mitezza, il senso dell’umorismo e alcune che mi sembrano particolarmente necessarie oggi, come la lungimiranza, la stima di sé e la resistenza. Ma per il servizio al bene comune, insieme a queste virtù è necessario uno stile che forse possiamo definire con la virtù della gentilezza. Per gentilezza non intendo solo le “buone maniere”, ma quell’espressione della nobiltà d’animo in cui si possono riconoscere la mitezza, la mansuetudine, la finezza nell’apprezzare ogni cosa buona e bella, la fermezza nel reagire all’offesa e all’insulto con moderazione e pazienza.

 

Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, parlando della “rivoluzione della gentilezza”, ci ha invitato a recuperarla con molta determinazione (nn. 222, 223 e 224): «La gentilezza è una liberazione dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane, dall’ansietà che non ci lascia pensare agli altri, dall’urgenza distratta che ignora che anche gli altri hanno diritto a essere felici. […] Eppure ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza».

Chiediamo l’intercessione di sant’Ambrogio nostro patrono per imparare e praticare le virtù del buon governo e lo stile della gentilezza.»

 

All’inizio di un nuovo anno vorrei fare a tutti, me compreso, questo augurio: possa trovare casa in noi, singolarmente e comunitariamente, la virtù della gentilezza.

 

Il fisico Carlo Rovelli ha raccontato di una sua esperienza vissuta in Senegal: «Sono entrato in una moschea con le scarpe in mano, cosa che non si può assolutamente fare. Ma è arrivato un vecchio che sorridendo ha preso le mie scarpe, le ha messe in un sacchetto, me le ha restituite e mi ha fatto cenno di entrare. Mi ha colpito che quell’uomo mi abbia accolto, preferendo la gentilezza alle regole. Se si collaborasse, invece che limitarsi alle regole, tutto andrebbe meglio». (Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza, ed. Corriere della sera)

 

Ci guardiamo intorno e spesso vediamo vincere la violenza, l’aggressività, la ruvidezza … Quando la barbarie e la violenza diventano la normalità, la tenerezza e la gentilezza sono gesti rivoluzionari! La persona gentile ascolta con attenzione, guarda con tenerezza, tocca con rispetto, sa intravedere il mistero che è l’altro, il mistero che sta racchiuso nell’altro. Rivestiamoci di gentilezza e tenerezza!                             Credo davvero che abbiamo tutti un bisogno estremo di gentilezza, di mitezza, di tenerezza … non sono affatto segni di debolezza!

 

«Siate gentili una con l’altra. Preferisco che facciate molti errori nella gentilezza, piuttosto che miracoli nella scortesia.», così diceva Madre Teresa di Calcutta. E aggiungeva: «Se imparate l’arte della gentilezza diventerete sempre più simili a Cristo, perché il Suo Cuore era mite ed Egli era sempre gentile nei confronti degli altri. Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento.»

 

La nostra gentilezza e la nostra tenerezza sono un segno della presenza di Dio tra noi.

Post a Comment

#SEGUICI SU INSTAGRAM