editoriale parroco novate amore

«L’amore ha fretta di raggiungere l’amato»

La Parola di Dio di questo inizio del tempo pasquale è un invito a tornare al mattino di Pasqua, alla tomba vuota, all’ascolto delle testimonianze dei discepoli. Perché questo? Perché lì sta il cuore della fede, il cuore della Chiesa.

 

Tutto cambia con la resurrezione. Il cuore inizia a correre, i sentimenti ritrovano forza. Anche noi possiamo riprendere a correre! Possiamo andare di nuovo incontro all’altro. La vita non è finita! La speranza non è nel passato! Non vincono la nostalgia, il cinismo, il disperato salvarsi da soli. La felicità della Pasqua non è senza il dolore della croce: è la vittoria su quel dolore! La felicità non è una vita senza pianto, ma sono le lacrime asciugate dall’amore! Per questo la Pasqua è anche fretta: l’amore ha fretta di raggiungere l’amato.
(Mons. Vincenzo Paglia)

 

Basta prendere tra le mani le pagine pasquali dei Vangeli per accorgersi che tutti corrono a Pasqua… al sepolcro corre Maria, corrono le donne, corrono Pietro e Giovanni, corrono i discepoli di Emmaus tornando a Gerusalemme dopo aver incontrato Gesù risorto.

 

Perché tutti corrono nel mattino di Pasqua? Che bisogno c’era di correre? Tutto ciò che riguarda Gesù non sopporta mediocrità, merita la fretta dell’amore: l’amore ha sempre fretta, chi ama è sempre in ritardo sulla fame di abbracci. Corrono, sospinti da un cuore in tumulto, perché hanno ansia di luce, e la vita ha fretta di rotolare via i macigni dall’imboccatura del cuore.
(Don Ermes Ronchi)

 

Corrono sospinti dallo Spirito, dalle sorprese inaudite che solo lo Spirito sa generare! Gesù di Nazareth, il crocefisso risorto, dice a ciascuno di noi: alza lo sguardo verso di me, metti i tuoi occhi nei miei occhi, le tue mani nelle mie mani, appoggia la tua testa sul mio cuore, fidati, alzati e cammina.

 

E come i passi lenti delle donne al sepolcro e dei discepoli di Emmaus sono diventati passi veloci di chi ha una incredibile speranza da vivere e da raccontare, così mi auguro sarà anche per i nostri passi.

 

E i due? Avevano iniziato il loro cammino verso Emmaus con il passo stanco e depresso, adesso partono senz’indugio, di corsa, verso Gerusalemme, ansiosi di dire a tutti i loro amici che Gesù è risorto, è vivo. Loro l’hanno incontrato. E, stanchi di camminare, iniziano a correre!
(Don Marco Pozza)

 

Preghiamo e sogniamo: che i passi di ciascuno di noi, che i passi della nostra comunità pastorale da passi un po’ lenti e stanchi diventino passi veloci, passi da innamorati perché il Vangelo ci spinge lontano… verso tutti.

 

Don Maurizio

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